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Situato su una
terrazza di roccia aperta su una suggestiva panoramica di cime, il rifugio “Vittorio
Veneto al Sasso Nero” –
Schwarzensteinhütte - fu edificato nel lontano 1894 dalla Sezione di Lipsia
del Club Alpino Austro-Tedesco (DuÖAV) per festeggiare i primi 25 anni
della propria esistenza.
L’edificio, già
allora a due piani in pietra, visse fin dall’inizio tutte le difficoltà di un
rifugio d’alta quota. Da quelle dovute
alla necessità di migliorarne le vie d’acesso e garantirne i rifornimenti,
all’impegno finanziario e umano profuso dalla Sezione di Lipsia in
riparazionim, adattamenti e ristrutturazioni per adeguare il rifugio alle
esigenze dei suoi visitatori. Lo
“Schwarzensteinhütte” visse però , fino allo scoppio della Grande Guerra, un
crescendo di notorietà e ogni estate il passaggio e il pernottamento di
centinaia e centinaia di alpinisti. La tragedia del
primo conflitto mondiale fece calare per molti anni il silenzio in quest’angolo
del mondo. Confiscato dalle autorità militari italiane come risarcimento dei
danni di guerra, l’edificio fu dato in gestione nel 1921 alla Sezione CAI di
Vittorio Veneto. Fu riaperto con grande sforzo nel 1927 ma i tempi erano
cambiati e i visitatori latitavano. Per migliorare la situazione non servirono
le campagne promozionali e il diuturno impegno dei dirigenti della Sezione ad
indirizzare verso la montagna le italiche passioni sportive; per garantire
l’efficienza della gestione si percorsero molte strade fino a ipotizzare la
consegna del Rifugio alle affidabili mani di un manipolo di camice nere. Lo scoppio della
seconda guerra mondiale si rivelò drammatico anche per il Sasso Nero che cadde
per anni in uno stato di comprensibile abbandono e degrado. L’avvento della
pace garantì la possibilità d’utilizzo ma non risolse certo i suoi problemi: i
verbali del Direttivo della Sezione di Vittorio Veneto anche nei trent’anni
successivi alla sua riapertura nel 1948, registratrarono un continuo e febbrile
impegno per affrontare con pochi mezzi economici a disposizione i continui
lavori di manutenzione del Rifugio. La storia
sembrava però accanirsi contro il Rifugio: negli anni '60 e '70 fu requisito
per motivi di ordine pubblico e si trasformò in presidio militare di
confine. Nel 1978 la sezione
di Vittorio Veneto “gettò la spugna” e rinunciò alla gestione del Rifugio in
favore del nostro Sodalizio (CAI – Sezione di Brunico) Oggi il rifugio
vanta 60 posti letto, una gestione curata e apprezzata, affidata da oltre
vent’anni a Günther Knapp, che negli ultimi anni apre il rifugio anche nel periodo
primaverile, consentendo agli appassionati dello sci alpinismo di avere un
punto d’appoggio per le lunghe salite al Sasso Nero e al Monte
Lovello. Dopo molte
difficoltà è ritornato così agli antichi splendori, offrendo all’alpinista un
ottimo servizio ed un comfort inusuale a quella quota: per tutti il “Vittorio
Veneto al Sasso Nero” è stato e rimane un “vero nido d’aquile sulla Cresta di
Riotorbo”, come è stato definito oltre vent’anni fa in una guida alpinistica.
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